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Proseguiamo la carrellata sulle azzurrine e gli azzurrini che l’estate passata sono stati impegnati negli Europei Under 18 (Championship II) di Mori e Calais. Con loro parliamo di hockey e Giochi Olimpici; quelli del 2024, che Roma è candidata a ospitare. Allora, quelli che oggi sono ragazzi e ragazze, nel 2024 saranno nella piena maturità agonistica: (giovani) ambasciatori e ambasciatrici di quella maglia azzurra che tra meno di 10 anni potrebbero indossare a Roma2024.

Edoardo Dell’Anno nasce il 17 febbraio 1999 a Pinerolo, da papà Paolo e mamma Silvana, strappata troppo presto a questo mondo. Due grandi, grandissimi hockeysti, che nel 2005-06 – anno della “rinascita” dell’hockey su prato a Villar Perosa – portano Edoardo al campo: non lo lascerà più. Qui “ho conosciuto ragazzi, amici, con cui gioco tutt’ora – dice l’azzurrino di Calais, per lui due gol nel Championship II dominato dall’Italia la scorsa estate - e siamo cresciuti insieme, come giocatori e come persone”.

L’hockey che lega, che ti fa diventare “uomo”; ma se c’è una regola ferrea da raccomandare a un ragazzo che si avvicina a una disciplina sportiva è proprio quella di non imporla: “Non mi hanno mai, assolutamente, obbligato. L’hockey a me piace tanto, non ci rinuncerei per nulla al mondo. E mi alleno giorno per giorno per migliorarmi”; anche perché questa estate c’è l’Europeo di Pool A di Cork (Irlanda) ed Edoardo vuole guadagnarsi la convocazione: l’ottimo campionato e i meritati gradi da titolare con il Valchisone senior di certo aiutano.

In azzurro – come tanti dei suoi compagni di Calais – l’esordio risale all’Europeo Under 16 di Vienna, competizione risultata poi di fondamentale importanza per creare un gruppo che in Francia ha fatto meraviglie: “Un’esperienza fantastica. Siamo stati benissimo con squadra, allenatore e staff. E poi c’è l’emozione della vittoria: occupare il gradino più alto del podio è indescrivibile”. Un successo meritato, che questa estate consentirà all’Italia di confrontarsi  “con le migliori squadre d’Europa. Anche noi siamo tra i migliori e vogliamo fare una bella figura anche lì”. Parole sante.

Nel Valchisone papà Paolo è l’allenatore (“ma non mi tratta né meglio né peggio di altri: se sbaglio o faccio bene me lo dice, come fa con tutti. Ed è un bravo allenatore”) ed Edoardo al campo va anche prima degli allenamenti (“se non ho da studiare”) perché il richiamo di bastone e pallina è troppo forte e perché “voglio continuare a migliorare. Stiamo anche facendo molta atletica, con un preparatore, e grazie a lui siamo cresciuti molto anche fisicamente”.

La maglia azzurra è come una seconda pelle quando la indossi e “sentire l’inno ti dà un’emozione molto forte: rappresenti l’Italia e cerchi di dare più che del tuo meglio. E’ un orgoglio”. A Calais è andato tutto bene, merito anche di un gruppo di ragazzi che ha saputo anche ‘sacrificare’ qualcosa. Edo (scherzosamente parlando) ci ha’ rimesso’ i capelli: “Ma è stata una cosa simpatica; eravamo in quattro del ’99, ci hanno messo tutti nella stessa stanza. Io e Filippo Rubin ce li siamo fatti tagliare, Matia Amorosini solo un po’ mentre Alessandro Comello è scappato, ma tutto per ridere”. I nostri avevano già vinto contro Francia e Turchia; poi hanno continuato a farlo: perché vincere aiuta a vincere.

Nel 2024, anno olimpico che potrebbe vedere Roma ospitare i Giochi (lo sapremo solo nella 127esima sessione straordinaria del CIO che si terrà a Lima, in Perù, nel settembre 2017), Edoardo dell’Anno avrà 26 anni: anche per lui sarà piena maturità agonistica. “Le Olimpiadi sarebbero una grande opportunità per il paese e per l’hockey per farsi conoscere. Beh, se poi riuscissi a entrare nella nazionale che va ai Giochi, in casa, con la maglia a rappresentare la mia Italia…sarebbe bellissimo!”.

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