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Dalila Mirabella, catanese, classe ’94 ed Elisabetta Pacella, pari età milanese trapiantata a Roma (insieme alla gemella Giulia, azzurra pure lei) proprio dalla passione per l’hockey, mai si sarebbero immaginate, il primo giorno di Liceo, che cinque anni più tardi, il pomeriggio successivo all’ultima prova scritta della maturità, avrebbero affrontato le campionesse del mondo di Hockey, l’Argentina di Luciana Aymar e Carla Rebecchi: “Per noi era qualcosa di molto lontano” anche se già giocavano da tempo, dice Dalila, che prosegue “l’impegno però dimostra che si possono fare entrambe le cose”, diventare un’atleta di alto livello e una buona studentessa.  “Mai avrei pensato di fare l’esame di maturità in coincidenza con un torneo mondiale come questo (la World League, ndr) però abbiamo dato il nostro meglio e per ora gli scritti sono finiti”, prosegue Elisabetta che aggiunge “Abbiamo cercato di allenarci e studiare insieme”; non deve essere stato facile eppure i risultati sui banchi di scuola non sono inferiori a quelli sul campo in erba sintetica, dove il rendimento delle due azzurre è sempre straordinario. Una cosa è certa, la maturità la fanno in tanti, un Mondiale davvero in pochi: “Gli insegnanti sanno quello che facciamo e sono comprensivi” dicono insieme “ma veniamo trattati come tutti i compagni, ci mancherebbe”. Compagni che “ci stanno seguendo e tifando in diretta dall’Italia guardando le partite”. Questo dicevano Dalila ed Elisabetta qualche martedì 25 giugno, dopo la partita persa con le Leonas nel Round 3 della World League; oggi Elisabetta (tornata ieri da Londra) ha sostenuto la prova orale. A Dalila spetterà nelle prossime ore. Il tema della loro tesina? Il progetto Sport Modello di Vita di cui la Federazione Italiana Hockey è capofila.

(foto FIH di Stefano Pacella)

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