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Doppia medaglia d’oro nell’hockey prato (maschile e femminile) per l’Australia nei Commonwealth Games di Glasgow, una sorta di mini (ma neanche tanto) olimpiade organizzata dall’omonima federazione e destinata ai migliori atleti provenienti dalle nazioni che fanno parte (per l’appunto) del Commonwealth. Una tradizione tutta di stampo britannico (la prima edizione, che risale al 1930, si chiamava non a caso “Giochi dell’Impero Britannico”) che comprende anche discipline non prettamente olimpiche, ma che sono assai praticate nelle nazioni ammesse o in un’ampia parte di esse. Da queste parti i Commonwealth Games sono una cosa seria, serissima, che ricalca in tutto e per tutto l’Olimpiade: durante l’Assemblea Generale si sceglie la città organizzatrice (nel 2007 Glasgow ebbe la meglio sulla nigeriana Abuja con il doppio dei consensi); la manifestazione è aperta da una cerimonia in pompa magna e sugli spalti… ci sono gli immancabili esponenti della casa reale. In ultimo, ma non per ultimo, il giro d’affari, che è stimato in circa un paio di miliardi di euro.  I Commonwealth Games di Glasgow hanno visto la partecipazione di circa 5mila atleti e nella cerimonia di inaugurazione di Celtic Park, Sua Altezza Reale la Regina Elisabetta – che sarebbe formalmente corretto indicare come “Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e degli altri Reami del Commonwealth” – li ha invitati a “condividere ideali e ambizioni”; poi ha lei stessa ‘condiviso’ la scena con il principe Imran di Malesia, presidente della Federazione dei Commonwealth Games, che ha avuto un bel daffare per accendere la fiaccola che ha dato il via ai giochi (e anche a un paio di brani live del grande Rod Stewart). Non è stata l’unica (simpatica) scenetta di questi Commonwealth’s che hanno visto Elisabetta II andare spiritosamente sui giornali (e non solo) per  un photobomb (che è tuttavia difficile immaginare involontario) all’autoscatto dell’hockeysta australiana Jayde Taylor. Una foto che, come ha scritto la stessa Taylor alla conduttrice dell’ultima notte degli Oscar, Ellen De Generes, “supererà la vostra”, alludendo ai tre milioni e passa di utenti che hanno ritwittato il selfie del Dolby Theatre di Los Angeles di marzo 2014 che riprendeva circa una dozzina di premi Oscar in una 12x10. Divertente anche la scena che ha visto protagonista Sir Chris Hoy, una leggenda da quelle parti (e non solo) per via dei suoi sei ori olimpici (e undici titoli mondiali) conquistati nel ciclismo su pista, i quali ne fanno lo sportivo britannico più titolato di sempre. Il 38enne Hoy si è ritirato da un paio d’anni e l’addetta alla security, a parte non riconoscerlo, deve averlo scambiato per uno che provava a scroccare una ‘free entrance’, visto che gli ha impedito di accedere al velodromo di Glasgow dove si disputavano le gare di ciclismo. Cose che capitano, si dirà, anzi: cose sacrosante; ma fa un certo effetto se si pensa che la scenetta è avvenuta all’ingresso di un velodromo che è intitolato proprio a lui, Sir Chris Hoy!

I Commonwealth si sono chiusi domenica. Con l’assegnazione, nell’hockey, dei due ori all’Australia. Tutto secondo copione, ma con qualche buco in almeno una sceneggiatura. Nella maschile di storia ce n'è stata poca  visto che per i Kookaburras (campioni di tutto) il 4-0 in finale sull’India ha portato al quinto oro negli ultimi vent’anni, vale a dire nelle ultime cinque edizioni consecutive. Ha dovuto invece faticare, e nemmeno poco, la squadra femminile che nella finale di sabato con una ottima Inghilterra ha rimediato il pari solo a 11 secondi dalla fine, salvo poi centrare l’oro agli shoot-out e trovare una accoppiata che dà lustro, ancora una volta, all’Australia.

 

XX Commonwealth Games - Classifiche finali nella disciplina dell’HOCKEY SU PRATO

 

Maschile

1. Australia
2. India
3. Inghilterra
4. Nuova Zelanda
5. Sudafrica
6. Canada
7. Malesia
8. Scozia
9. Galles
10. Trinidad & Tobago

 

Femminile

1. Australia
2. Inghilterra
3. Nuova Zelanda
4. Sudafrica
5. India
6. Scozia
7. Malesia
8. Canada
9. Galles
10. Trinidad & Tobago 

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